Archive for the 'recensioni e stampa/reviews and press' Category

Pianocorde: recensione su Jazzconvention

"…La ripartizione dei compiti segue una costante ricollocazione dei vari strumenti nei ruoli, un inseguimento continuo che rende la musica estremamente compatta e fruibile…"

"…il batterista accoglie, nella propria scrittura e negli arrangiamenti, una chiara matrice classica ed eurocolta con una efficace visione di insieme".

Adam D'Amato

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Piancorde recensione sul Giornale della Musica

"… .Che è uno dei più felici e godibili, intelligenti dischi italiani dell'anno:"

"… Un disco luminoso da riascoltare più volte per il puro piacere della sua swingante, compatta perfezione."

 

Stefano Zenni

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Pianocorde: recensione su “Suono”

"… eccellente capacità compositiva e di arrangiamento, interessante connubio con una sezione di archi. Tutto merito del batterista Alessandro Fabbri, autore del lavoro e compositore di sei brani su dieci."

Sergio Spada

mensile "Suono"

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Pianocorde: recensione su “L’isola che non c’era”

"… Un musicista che raccoglie le reminiscenze di tanti ascolti; dal bop allo swing e alla classica, creando un mix di gusto e professionalità che ha come caratteristica fondamentale il rispetto per la scrittura musicale."

Michele Manzotti

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Pianocorde: recensione su Jazz Italia

"… La cura degli arrangiamenti, la varietà dei temi scelti, l'intesa fra i musicisti rendono "Pianocorde" un valido prodotto. L'attenzione al dettaglio, al particolare contribuiscono, infatti, a distinguere e far riconoscere un disco come questo da tanta produzione di musica "in serie", legata agli stereotipi, ai clichè.

Gianni B.Montano per Jazzitalia

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Pianocorde: recensione su All about Jazz

"… un disco ad alto contenuto emozionale che unisce i connotati del classico trio jazz batteria-pianoforte-contrabbasso alle movenze di un ensemble d'archi, …"

"… Scrittura di grande coesione e una parte imprescindibile di fantasiosa imprevedibilità fanno di Pianocorde un album equilibrato, compatto, che può mettere d'accordo sia gli amanti del jazz in senso stretto, che gli estimatori di un classicismo più convenzionale."

 

Roberto Paviglianiti

per All about Jazz

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Pianocorde: recensione su “Jazz Colours”

 

…"Alessandro Fabbri dimostra che si possono sfruttare gli archi con misura ed intelligenza, senza convogliarli in fondali inutili o trasformarli in orpelli pesanti e mielosi. Oltre al suo magistero percussivo, il batterista fiorentino conferma di possedere doti non comuni di arrangiatore e compositore — suoi sono sei dei brani in scaletta."…

 

Enzo Boddi per Jazz Colours – maggio 2010

Mensile “JAM” su Pianocorde

"… L'operazione compiuta da Fabbri in Pianocorde è del tutto contemporanea e attuale: è adatta ai palcoscenici del jazz e della classica ma anche a essere presentata per soundscapes o per operazioni cinematografiche…"

Ernesto De Pascale – JAM 

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A Proposito di Jazz (G. Gatto) su “Pianocorde”

… Così Fabbri sceglie una strada non certo facile: misurarsi con l’utilizzo di strumenti ad arco in un contesto prettamente jazzistico, ed affronta il problema da un punto di vista totalizzante occupandosi della produzione così come della scelta del repertorio dal momento che scrive ben sei pezzi sui dieci eseguiti, e li arrangia tutti e dieci, con risultati che non esiterei a definire eccellenti. Quel che risulta particolarmente convincente in questo album è il perfetto equilibrio, la completa compenetrazione che Fabbri è riuscito a raggiungere fra scrittura e improvvisazione.

Gerlando Gatto

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Percussioni su “Jazz Drums Workout”

questo è un lavoro eccellente, ideale per avvicinarsi al linguaggio
jazzistico o per rafforzare le proprie conoscenze in tale materia,
utile per studenti, insegnanti, professionisti e dilettanti

…I sette pezzi (un paio di blues, un anatol una ballad, un 3/4, un latin, una canzone schema AA tipo ‘Four’ di Miles Davis, per capirci – con tanto di introduzioni, code, obbligati, scambi di batteria, assoli e quant’altro) offrono una casistica molto attendibile di quello che può capitarvi di suonare se avete deciso di darvi al jazz…

 
Alfredo Romeo, "Percussioni" Febbraio 2006

www.allaboutjazz.it su “Rosso Fiorentino”

… Alle composizioni originali di Fabbri (una scrittura davvero felice, inusuale nei batteristi) si affiancano brani di Fats Waller, Duke Ellington e (perchè no?) Frank Zappa, di cui il batterista si appropria per restituirne una esecuzione coerente con il resto dell’ album.

Paolo Peviani, http://italia.allaboutjazz.com

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Musica Jazz su “Rosso Fiorentino”

… l’esordio da titolare palesando doti di fine compositore e arrangiatore …Fabbri conferma i tratti distintivi della propria identità  di batterista: spiccata capacità  di ascolto, grande attenzione alle dinamiche, una scansione sottile, caratterizzata da un tocco leggerissimo sul piatto, infine, dirige il collettivo con una discrezione paragonabile a quella di uno Shelly Manne o di un Chico Hamilton.

Enzo Boddi, "Musica Jazz" Luglio 2005 

www.caligola.it su “Rosso Fiorentino”

… «Rosso fiorentino», lavoro che sembra un po’ la sintesi di una brillante e proficua carriera musicale. Non è un caso che le composizioni scelte coprano un periodo di quasi dieci anni, anche se gli arrangiamenti sono stati completamente riscritti e pazientemente cuciti addosso ad un quartetto atipico ed originale.

… I nove titoli scorrono lievi e freschi già  al primo ascolto, ed anche un’analisi più attenta sembra confermare che ogni scelta del jazzista fiorentino …. è¨ stata ponderata con grande gusto ed equilibrio.

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dal sito www.caligola.it 

www.allaboutjazz.com su “Echoes of MJQ”

…Del modello di riferimento il quartetto mantiene l’equilibrio cameristico dei timbri, facendo sì che ogni suono abbia il suo riconoscibile peso, ma ogni musicista porta la propria sensibilità  a deviare l’impianto mimetico verso terreni personali…

 Enrico Bettinello

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Jazz Review su “Rosso Fiorentino”

….. Rosso Fiorentino gave a highly individual and challenging account of themselves….

…. Fabbri propulsive work behind the traps kept the set shifting along at a fair old lick from the off as they opened with his own composition "Tan-Go"….

…….The variety of the material meant that those lucky enough to be in the audience had plenty to mull over as they drove home ……

– Hugh Gregory, "Jazz Review"